Marie Curie Europe

Syndicate


Home
UOIS - L'Aquila
IL SISMA COME LO CONOSCIAMO NOI
				               è una terra antica, che cova i terremoti.      
IL CASTIGO DI DIO – I TERREMOTI DEL 1703  

“Nostro Signore per suoi Impenetrabili giuditij per fatale preludio della sua [dell’Aquila] imminente rovina” acciocchè giusti e peccatori “ricorrino sotto l’ali della sua infinita misericordia; e per renderli più isvegliati, e pronti a ricorrere a Sua Divina Maestà, non à mancato di far conoscere i suoi giusti sdegni contro de’ Peccatori; avendo con replicate innondazioni, e poi conduplicati Terremoti, chiamati a se le Pecorelle sperse del suo Ovile. [..Infati già] prima delli quattordici del Mese di Gennaro per quasi due Mesi continui, sono grandissime Innondazioni, che non si ricordano da molti Anni in qua, con avere apportato molto danno a Terreni, e Molini, Argini di Fiumi, e Ponti”.

L’epicentro della scossa del venerdì 2 febbraio successivo – la Candelora – fu vicino all’Aquila. Con un sole allegro già da alcuni giorni, la giornata era stata limpida e calda, benché il suolo fosse coverto di neve. Era ormai sera “su l’ore diciotto, e mezzo, celebrandosi l’ultima Messa per la Funzione della distribuzione delle Candele”. La scossa soprese come una trappola i fedeli convenuti nelle chiese per la festa della purificazione di Maria Vergine. Il terremoto raggiunse l’undicesimo grado: Replicò il terremoto, e traballò la terra con moto si orribi con triplicate scosse, che nel tempo di un breve miserere rovinò città paesi “scoppiando, e scuotendo con tanta Vehemenza, che fu creduto volersi aprire la terra; il tremore della medema, li precipitij degli edifici, le grida, i lamenti de’ semi vivi, i pianti delli feriti, il timore della morte, e la perdita della luce offuscata per più di due ore [dal polverone sollevato dai crolli], composero in quel momento un tuono d’abisso, e uno spavento infernale; [..] tutto spirò orrore e confusione.”

“Furono le scosse nel principio a successone da sotto in su; ma fine d’inchinazione. Queste ultime furono le più perniciose. Tremado, terra non si vibrava egualmente, né celermente si restituiva al primo sito, onde le mura sospese fuori di perpendicolo furono costrette a rovinare”

“.. per 22 hore continue stiede la terra in moto” a ondeggiare modo e quasi bolli mento, incalzandosi i crolli senza sosta. Ovunque i superstiti “nel piano de’ loro cari congionti, nel spavento della morte, nella perdita degli averi, e nell’orridezza del campagna provarono anco li disagi della fame colla privazione de’ viveri rimasti” sotto le rovine. Istoliditi e sconsolati, imploravano l’intercessione dei Santi e “la misericordia di quel Dio, che a ciascuno haveva irritato con le sue colpe” perché Egli si degnasse placarsi.

[..] innumerabili furono le maniere con cui la morte trionfò de’ viventi, e infinite le miserie, e le calamità, che rimasero alli non estinti” e molti li proavi, e miracoli di questo infortunio. Dalle macerie furono cavati superstiti fino a sette giorni dopo.

Ma tanti altri avrebbero potuto essere cavati magari invocarono inutilmente aiuto: spesso tentare di dargli ero e pericolosissimo: ad ognuno dei continui scotimenti cadevano muri.

Inoltre – facile a dirsi, dopo – il male fu che ogni uno cercava lo scampo di se stesso. Nell’aquilano Pizzoli, la Barete, Arrischia, Scoppita, con tutte adjacenti Terre sopra l’Aquila, sono spianate e sotto l’Aquila, Paganica, Tempera, Onda, S.Gregorio, S. Eusanio, Campana, e tutte altre fino a Castel Nuovo, ch’è un’esterminio, e una rovina deplorabilissima.

[..] In somma è una desolazione, e si prova in tutti què luoghi l’estremo giorno del Giudizio. [..]

Cessate le scosse grandi, altre innumerabili se ne replicarono per mesi, di notte e di giorno. Dopo una pausa ricominciarono nella giornata di Sabato Santo, ora con scoppi, ora con tuoni, ora con rimbombi sotterranei caminanti. Gli uomini cadevano in piedi e nelle piazze, e chi nelle campagne s’abbracciava agli alberi era violentemente respinto e gettato a terra. Era tenuta “in continue agitazioni l’umana miseria, che oppressa dalle proprie colpe, aspettava, né vani pronostici d’una aggravata Coscienza l’ultimo dì, e l’estrema desolazione.”

 

[I terremoti del 1703, I. Silone]

 

Read more...
 
CERFIS Università dell'Aquila

Per dare sicuro seguito all’esperienza storica nel settore dell’ingegneria sismica ed alle attività in atto del Dipartimento di Ingegneria delle Strutture, delle Acque e del Terreno, e al contempo conservare il patrimonio di esperienze maturate attraverso le diverse strutture dell’Università dell’Aquila agenti sul territorio, (CSE, UOIS, etc.) e per promuovere un’azione di lungo respiro sia dal punto di vista della formazione che della ricerca nel settore dell’ingegneria sismica, l’Università dell’Aquila e la Commissione Nazionale paritetica per le Casse Edili – CNCE (a nome anche dell’ente nazionale per la formazione professionale in edilizia- Formedil  e dell’ente nazionale per la prevenzione degli infortuni sul lavoro –CNCPT)  hanno istituito il CERFIS -  CEntro di Ricerca e Formazione in Ingegneria Sismica.

 

 
© 2017 UOIS